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::::: Colonna Sonora: “Wish you were here” Pink Floyd :::::

“Finalmente una frontiera civile”. Queste sono state le mie ultime parole prima di entrare in Sud Africa. Non l’avessi mai detto. I doganieri sudafricani ci hanno fatto patire le pene dell’inferno. Dopo un’accurata perquisizione con i cani antidroga hanno praticamente aperto, smontato, esaminato e schedato ogni singolo elemento presente su di noi o sui veicoli. Dai pezzi di ricambio dei Massif alle valige. Dalle provviste ai nostri effetti personali. Hanno addirittura aperto tutte le scatole di medicinali ed esaminato le singole pastiglie attraverso uno scanner elettronico. Dopo cinque ore di minacce ed intimidazioni hanno deciso di sequestrare tutte le scarpe, i palloni e le magliette destinate al torneo Muti per i bambini delle township di Cape Town con la scusa che sul documento di trasporto c’erano segnati 5 palloni in più rispetto a quelli effettivamente presenti (che ovviamente avevano contato e schedato uno per uno così come le centinaia di scarpe e magliette). Quando ho spiegato al capitano che avevamo fatto più di ventimila chilometri per portare quelle scarpe ai bambini di Khayelitsha ha minacciato di arrestarmi se non me ne fossi andato da lì immediatamente. Io naturalmente non mi sono mosso. Non avevo nessuna intenzione di presentarmi ai bambini a mani vuote dopo tutto quello che avevamo passato. Piuttosto mi sarei fatto arrestare. Quando tutto sembrava ormai perduto, però, succede l’inaspettato. Approfittando dell’assenza del capitano, un funzionario della dogana mi si affianca ed a bassa voce si scusa per tutto quello che ci era successo e mi fa addirittura i complimenti per il nostro progetto umanitario. Con un grande sorriso poi mi mostra dove erano state riposte tutte le cose che ci avevano sequestrato e mi dice di caricare tutto e andarmene. La fine di un incubo.

Il Sud Africa l’abbiamo attraversato tutto in una notte. Nonostante tutto, anche questa volta siamo riusciti ad arrivare fino in fondo. Per la terza volta sono riuscito a raggiungere il Capo di Buona Speranza. Questa è stata un po’ più dura delle altre, ma ce l’abbiamo fatta!!!

A Città del Capo finalmente mi sono potuto rilassare. Qui ormai mi sento un po’ come a casa. E’ una città stupenda ed ogni volta mi piace sempre un po’ di più. Ho ritrovato tanti amici e soprattutto ho potuto rivedere Robin e Anita, due persone davvero speciali.

L’ultima cosa che rimane da fare adesso è forse la più importante. Portare il materiale sportivo ai bambini delle township di Città del Capo e seguire il torneo Muti in concomitanza con i mondiali di calcio.

::::: Colonna Sonora: “Shine on you crazy diamond” Pink Floyd :::::

Prima di lasciare la Namibia passiamo proprio al lato della zona dei diamanti. L’intera area è interdetta ed anche se oggi la maggior parte delle miniere di estrazione sono state abbandonate è severamente vietato attraversarla senza un permesso speciale.

::::: Colonna Sonora: “Safari” Jovanotti :::::

L’incontro con gli animali africani è sempre un momento speciale.

::::: Colonna Sonora: “Where the wild roses grow” Nick Cave and The Bad Seeds :::::

Il deserto del Namib è uno spettacolo incredibile. Attraversarlo in macchina è decisamente più facile che con la motocicletta. Ma l’emozione che si prova davanti a queste dune immense è così grande da togliere il fiato.

::::: Colonna Sonora: “Tonight I Fancy Myself” The Beautiful South :::::

Tra il deserto e la costa c’è uno sbalzo termico di oltre venti gradi. Sulla Skeleton Coast troviamo la nebbia ed un freddo polare, oltre ad un infinità di foche. L’arrivo a Swakopmund coincide anche un po’ con il ritorno alla “civiltà”. Un supermercato, un buon ristorante ed un letto comodo!!

::::: Colonna Sonora: “The Weight” The Band :::::

Nel Kaokoland, la zona nordoccidentale della Namibia, vivono gli Himba. Una tribù indigena che ha mantenuto quasi intatti gli usi e costumi di un tempo. Così come le tribù della Valle dell’Omo in Etiopia, gli Himba sono nomadi e si dedicano prevalentemente alla pastorizia. Passiamo una bellissima giornata insieme a loro scherzando con i giovani e giocando un po’ a calcio con i bambini che, nonostante avessero tutta l’aria di non aver mai visto un pallone prima, si sono divertiti tantissimo. Decidiamo di regalargli il pallone, ma il capo villaggio non ce lo permette perché dice che li distrarrebbe e così non riuscirebbero più ad occuparsi del bestiame. Alla fine troviamo un accordo e lo convinciamo a tenere lui stesso il pallone e permettere ai bambini di giocare solo la domenica.